Eleonor Oliphant e la strutturazione del tempo in Analisi Transazionale

“Ciao, come stai?”

“Bene, grazie, e tu?”

Quanti scambi veloci iniziano e si concludono così, senza lasciare traccia di nulla di più che sguardi che si incrociano e subito si allontanano. Siamo nella strutturazione del tempo che Berne definirebbe “passatempo”, va bene che ce ne sia un po’ nell’arco delle giornate, ma non può essere il proprio unico modo di relazionarsi. Come stai è quasi una domanda retorica quando si incontra qualcuno che non si vede da un pò, ma altrettanto retorica rischia di rimanere anche la risposta che si è svuotata completamente del suo contenuto reale e nulla dice del reale sentire di chi la pronuncia. Non che ad ogni incontro fugace possa corrispondere una disamina completa delle proprie questioni psicofisiche ma semplicemente si tratta di una domanda spesso vuota di senso che alimenta una risposta altrettanto priva di significato e utile a costruire apparenze. Sembra saperlo bene Eleonor Oliphant, protagonista di un romanzo di Gail Honeyman che negli ultimi mesi sta scalando le classifiche, che vive le relazioni solo sulla base di “rituali” e “passatempi”.

Eleonor sta benissimo e nell’indifferenza di rapporti tanto scontati quanto stentati ha costruito proprio la sua corazza invalicabile che la fa un po’ strana ma anche un po’ protetta dalle leggerezze altrui e dal dover fare i conti con qualcosa che si porta dentro tutti i giorni della sua vita nelle sue cicatrici visibili, ma anche in quelle invisibili che nessuno sa ma che sanguinano ugualmente se solo ci ripensa. Vive un tempo che sarebbe possibile definire come “isolamento” sembre bernianamente e si lascia andare al passatempo solo se qualcun altro comincia. Costruisce muri infatti, tra sè e sè, tra se e gli altri, e il suo star benissimo è la facciata di un mondo interiore ridotto in cenere, letteralmente. Ha imparato ad essere forte, a farcela da sola a tutti i costi, per questo non è facile accettare che gli altri siano gentili con lei, per questo non ricosce nell’incondizionato qualcosa di familiare. L'”intimità”, la forma più complessa di strutturazione del tempo in Analisi Transazionale, nemmeno la sfiora, non ha idea proprio di cosa sia entrare in intimità con gli altri, lasciarsi andare fiduciosi all’affetto e agli scambi più profondi.

Di certo un’esagerazione quella romanzata dalla Honeyman rispetto al punto di partenza di questa riflessione, dietro ogni “bene, grazie” non si deve per forza nascondere sempre dolore indicibile o sofferenza immane, ma il punto è che proprio la leggerezza di queste frasi spesso lascia scorrere la possibilità di cogliere qualcosa di più dell’altro. Eleonor è una persona che probabilmente non sa nemmeno di soffrire di solitudine, ha semplicemente imparato a vivere a quel modo, ha provato a fare diversamente ma è riuscita solo a cadere in “giochi e racket” di chi ha perpetuato uno schema che ha conosciuto sin dall’infanzia, pertanto ha preferito ritirarsi piuttosto che continuare a provare. Ha deciso che “sta benissimo”e non vuole guardare dentro le proprie ferite, nè dare a nessuno la possibilità di fare diversamente… ma non ha messo in conto che c’è qualcuno disposto ad andare al di là della retorica e delle frasi preconfezionate.

 

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